21 Giorni Senza Alcol - Breve storia di un grande cambiamento
31 Dicembre 2024. Festa di Capodanno.
Appena arrivato con la mia famiglia bevo una birra come aperitivo. Durante la cena tiro giù vino senza pensare tanto alla quantità; siamo andati a piedi. Mentre la cena va avanti con una fila interminabile di carboidrati più o meno unti controllo con un occhio mia figlia Bianca, la grande, e con l’altro mia moglie che sta impazzendo dietro alla piccola Lea.
Ogni tanto sorseggio vino, la bottiglia è lì e non vedo perché no. Al termine della cena, proprio durante il brindisi di fine anno, bevo lo spumante e dopo un cocktail per finire la serata. Prima di andare via chiedo a mia moglie se ha voglia di fumare una sigaretta con me. Non fumo da tantissimi anni. Lei ci sta.
Iniziamo la ricerca e per un caso veramente particolare della vita, di incastri e casualità che solo il destino può architettare, incontro Giacomo, un mio vecchio compagno di superiori.
Lui mi blocca e mi impedisce di portare a termine la ricerca. Torniamo a casa a mani vuote. Le piccole dormono.
Il Giorno Dopo
Il giorno dopo ci alziamo. È il primo giorno del 2025: bocca impastata e ricordi confusi.
Tutto normale, come quasi tutti i fine settimana alla fine. Perché non sono un alcolizzato, anzi, io bevo solo il fine settimana. Non è vero ovviamente. Bevo anche in mezzo alla settimana se mi sento stressato. Almeno un litro di birra, senza faccio difficoltà ad andare a dormire.
In quel periodo avevo ripreso ad andare in terapia e la mia terapeuta mi aveva ordinato di "Non Bere", semplice e chiaro. Trovare un modo e farlo. So di doverlo fare, ma ho paura, non so da dove cominciare.
Sono seduto in bagno. Sto scrollando Instagram e trovo un carosello di immagini di una rivista online. Il carosello parla non tanto degli effetti cancerogeni dell’alcol ma di come reagisce il corpo evitando di bere. Un dato mi balza all’occhio:
Dopo 21 giorni di astinenza dall'alcol, il fegato riprende a rigenerarsi.
21 giorni senza alcol non credo mi capitino da quando avevo 14 anni, dove ho avuto i miei primi incontri con l’alcol, più o meno violenti, più o meno nascosti.
La psicologa durante le mie prime sedute mi fa notare una cosa di me, che volente o nolente fa parte di me: sono competitivo, molto più di quanto vorrei. È una parte di me che non mi piace, ma è lì. Durante la lettura di quei dati su Instagram, capisco che è ora di hackerarmi, di aggirare me stesso per iniziare a fare quello per cui sono andato in terapia. Vediamo se riesco a stare senza alcol per 21 giorni. Sfida accettata, let’s start!
La Sfida
Il primo problema è stato quello logistico, il dovermi fermare. Prendevo sempre del tempo a fine giornata per andare al supermercato e comprare la birra per la sera. Era un momento di svago, un momento per non passare direttamente dai problemi del lavoro ai problemi della famiglia.
Superato quello, ho dovuto combattere contro la voglia di bere a fine giornata. Per un mese non sono mai riuscito a stare seduto sul divano serenamente, non riuscivo a guardare film, serie, né niente. Bevevo acqua frizzante con il limone per calmare quella vocina in testa che ti sussurra sempre "ma chi te lo fa fare".
Ovviamente non avevo sintomi da astinenza, quello no, ma ho dovuto superare tantissimi problemi e ho dovuto tenere duro. Ho dovuto affrontare tutti i pranzi e le cene con i parenti, dove il cibo è solo una scusa per bere. Qui ho semplicemente camuffato il bicchiere mettendo mezzo dito di vino e poi allungandolo con l’acqua. Questo per il primo periodo. Adesso il mio amaro lo prendo senza problemi, ma evito di bere una mezza bottiglia di vino da solo. Ma in quei 21 giorni evitavo il più possibile.
Su una cosa devo essere sincero, non avendo una grande vita sociale non è stato difficile evitare feste, aperitivi, locali, ecc., semplicemente perché esco poco e quel poco di solito è per andare da solo al cinema.
Consigli Utili
- Avere dei punti fermi.
- Farsi seguire da qualche terapeuta, psicologo o coach è di grandissima importanza per mantenere il focus su quello che si sta facendo.
- Accettarsi.
Per fare un cambio di rotta così importante dobbiamo accettarci per chi siamo e per come siamo. Basta compiangersi. Basta incolpare qualcuno di qualcosa che non va nella nostra vita e motivare il fatto che c’è una sorta di giustizia nel bere perché si è stressati o per una giornata storta.
La giornata storta esiste, ma non è un motivo valido per chiudersi a riccio sopra un bicchiere.
Il bere è come una lamentela continua che facciamo. E questa lamentela è socialmente accettata perché è complesso cambiare e, quando lo si fa, le persone che abbiamo attorno non sono sempre contente del nostro cambiamento. E sai perché? Perché per cambiare ci vuole una certa leggerezza e questa leggerezza rende goffi chi abbiamo intorno, e la gente odia sentirsi goffi e impacciati.
In quei 21 giorni ho iniziato ad allungare le mie corse, passando da una decina di km durante i lunghi alla mezza maratona. Niente pettorine, niente gare. Non serve e non ne sento il bisogno. Ha aiutato a mantenere il focus? Direi di sì.
Ma la sete è sempre dietro l’angolo. Sono andato a cena con un amico e, dopo un mese, ho preso un cocktail. Dopo metà bevuta ho sentito qualcosa cambiare: la lingua si è sciolta, la frequenza delle mie parole è aumentata e anche l’intensità con cui le dicevo. Ho tentennato. Ma ho pensato a quella sigaretta non trovata, a Giacomo che mi blocca, e non ho cercato altro alcol. Ho terminato lì la mia dose settimanale di alcolico.
Oggi
Oggi è il primo aprile, sono passati ormai quattro mesi dove l’alcol non fa più parte della mia dieta settimanale. Non so come, ma in questo periodo mi si sono sbloccate tante cose: sto cercando di fondare una piccola società di produzione, sono sceso sotto i 70 kg, cosa che non succedeva da quando avevo 25 anni. Ma la cosa che più mi ha colpito è come tanti piccoli problemi relazionali che avevo sono spariti. Tutti andati. Non me ne capacito, ma è successo.
Qui sotto il video di un mio lungo: 21km.
Considera che ho sempre avuto problemi con l’alcol: patente ritirata nel novembre 2015, sono stato rapinato a maggio del 2016 dove mi sono svegliato di notte in condizioni pessime su un marciapiede, più varie ed eventuali stupidaggini fatte. Solo adesso, alla soglia dei 40 anni, ho preso questa cosa di petto. Non so perché, ma è successo.
Chiudo dicendo che non sono per la demonizzazione dell'alcol né di nessuna sostanza. Se fosse per me, al supermercato ci sarebbe di tutto, dal vino alla cocaina, passando per tutte le sostanze. Il problema è che non c’è un contesto adatto per lasciarsi andare; ci sono sempre situazioni ambigue dove, se lo fai, sei giudicato e, se non lo fai, allora è meglio stare a casa. Servirebbe farlo due o tre volte l’anno, lasciarsi andare, insieme alle persone giuste. Purtroppo non è così.
L’alcol è molto furbo e la cosa che fa è impedirci di evolvere. Un'evoluzione che necessitiamo per nostra natura d’essere.
Per me è stato un po' come dover guadare un fiume dall'acqua nera come la pece. Non sapevo quanto profondo fosse. Il fiume non era poi così profondo, ma adesso lo sto guardando dall'altra parte del guado. Quindi non so, forse era molto profondo, forse no, ma non sono affogato e quindi guardo avanti.
Io quella sigaretta, alla fine, non l’ho presa e spero di non cercarla più, anche se so che la debolezza è lì, dietro l’angolo.
Per qualsiasi cosa, lascia un commento oppure scrivi una mail a valerio.narcisi@gmail.com. Non sono né un terapeuta né niente del genere, ma anche solo per condividere dure parole, ci sono.